Published On: Ottobre 2, 20233,2 min read313 wordsViews: 1568Tags: , ,
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Lunedì 2 ottobre 2023 ha avuto luogo presso la nostra casa l’incontro di inizio anno accademico, che ogni anno riunisce gli studenti della Sezione torinese dell’Università Pontificia Salesiana e della Facoltà Teologica del Seminario Arcivescovile di Torino. Abbiamo voluto iniziare questo momento affidando a Dio nella Santa Eucaristia il cammino di quest’anno, perché la docilità allo Spirito sia l’anima del nostro studio.

Il pomeriggio è stato dedicato all’ascolto del prof. Brunetto Salvarani sul tema della secolarizzazione nell’Occidente post-cristiano. Un primo tempo è stato dedicato ad una disamina della crisi della Chiesa oggi, in realtà piuttosto crisi dell’immagine di Dio, e alla constatazione che il pensiero arranca per dialogare con il nostro tempo.

Ci siamo lasciati provocare da alcune parole del card. Martini: “La Chiesa è stanca, nell’Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (…) Karl Rahner usava volentieri l’immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace”.

L’invito è tornare a una fede nuda, essenziale, non trionfalistica, fragile per il mondo ma solida perché raccolta su Dio: come Charles de Foucald ed altri testimoni del nostro tempo. Sarà nella nostra fragilità di vasi rotti che Dio saprà farsi risentire.

«Rabbi Alexander disse: se un uomo mortale rompe del vasellame è una disgrazia, ma per Dio le cose stanno altrimenti. Infatti tutto il suo servizio è costituito da vasi rotti come è detto: “il Signore è vicino agli spezzati di cuore”» (Pesiqta de Rav Kahana, 158b).